Di vite fuori e dentro il lager, della morte, della ricerca di un senso e di film anche un po' inquietanti

Le scuole, qui in Veneto, sono cominciate stamattina, con i protocolli Covid ancora in parte incerti (cosa che ormai è una costante) ma anche con tanti nuovi alunni e, apparentemente, una discreta voglia di ricominciare. Vedremo quanto durerà questo spirito positivo, ma io, personalmente, sono contento.

Visto che due mie classi hanno fatto la maturità tra giugno e luglio, ho preso quest’anno due classi nuove, due terze giovani, pimpanti. Da domani si inizia a spiegare e vediamo se riprendo il ritmo giusto.

Ma basta parlare di scuola. Anzi, forse proprio perché la scuola non era ancora iniziata, questa settimana ho di nuovo letto molto (troppo) e visto molto. Ecco cosa.

ps.: la settimana scorsa molti di voi mi hanno scritto, replicando alla precedente newsletter. Ho letto tutte le mail ma non ho ancora avuto tempo di rispondere a tutti. Provvederò a breve.

Quello che ho letto

Tanti bei libri, questa settimana, anche particolarmente importanti. Ne ho finito uno, gli altri sono ancora in fase di lettura, ma qualcosa si può già dire.

  • Due vite di Emanuele Trevi: è il libro che ha vinto il Premio Strega. Me l’hanno regalato e mi è piaciuto, soprattutto per l’idea di fondo che c’è dietro alla narrazione. Anche perché di per sé la trama non c’è: quasi non direi che si tratti di un’opera di narrativa. Piuttosto, mi sembra la riflessione sulla morte di due persone care, di due letterati, di due personaggi con caratteristiche peculiari, uniche. È un ritratto, insomma, con qualche riflessione sulla vita e la morte, e soprattutto su come ricordiamo chi ci è stato accanto. Un bel viaggio, breve ma intenso. Se vi interessa, lo potete comprare qui.

  • La rivoluzione americana di Tiziano Bonazzi: ho iniziato questo saggio, edito dal Mulino, dedicato – come credo si intuisca – alla rivoluzione americana. Si tratta di una buona summa di tutte le ricerche condotte negli anni, di un buon libro per capire cosa è successo e perché è successo attorno al 1776 nelle colonie britanniche del nord America. Sono circa a un quarto del volume e finora non si è ancora cominciato a combattere (Bonazzi si sta dilungando, giustamente, sulle premesse sociali e storiche), ma credo che presto ci arriveremo. Lo potete comprare qui.

  • Uno psicologo nei lager di Viktor Frankl: lo puntavo da anni ma non l’avevo mai letto. L’avevo comprato parecchio tempo fa e poi era rimasto in libreria a prendere polvere. Mi è capitato sotto agli occhi in questi giorni e finalmente l’ho iniziato. Anzi, quasi finito, visto che mi manca una manciata di pagine (ma è breve di suo). È un classico della letteratura sui campi di concentramento: racconta l’esperienza diretta di Frankl e le sue riflessioni sulla psicologia degli internati. È molto interessante, ma – al di là del vivido ritratto che Frankl dà di quell’esperienza – non so ancora se ne condivido la filosofia di fondo. Ne parliamo più avanti, nello sezione “Quello che ho pensato”. Intanto, se vi interessa lo trovate oggi all’interno del volume L’uomo in cerca di senso che potete comprare qui.

  • “Sul Green Pass e le polemiche” di Gianluca Briguglia: l’ho condiviso anche sui social, perché mi è parso un punto di vista interessante sulle polemiche sorte attorno al Green Pass e alle dichiarazioni di Massimo Cacciari e Alessandro Barbero. Al di là del clima da guerra civile che a volte si respira attorno a questi temi, mi è sembrata, questa, una presa di posizione equilibrata, che accetta alcune argomentazioni e ne respinge altre: https://www.ilpost.it/gianlucabriguglia/2021/09/08/sul-green-pass-e-le-polemiche/

Quello che ho visto

Alcuni film importanti anche questa settimana. Quello che mi è piaciuto di più è stato, ovviamente, Parasite, che mi ha lasciato però anche una certa dose di malessere.

  • Parasite (2019), di Bong Joon-ho, con Song Kang-ho, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-jeong: sì, lo ammetto, non l’avevo ancora visto. Inquietante, angosciante, ho fatto fatica, mi ha generato un certo turbamento. D’altronde, penso che sia un’opera che non può lasciare indifferenti (e che i premi raccolti in giro per il mondo siano ampiamente meritati). La storia è quella di una famiglia coreana molto povera che un po’ alla volta si insinua nella vita di un’altra famiglia, molto più ricca, entrandone alle dipendenze. Filosoficamente parlando, è interessante la visione dell’uomo come “parassita”, sia in chiave socio-economica (le classi umili costrette a vivere degli avanzi dei ricchi, ad attaccarsi al loro capezzolo sperando di ricevere un po’ della loro fortuna economica), sia in chiave prettamente umana: non siamo tutti parassiti di qualcun altro, in un certo senso?

  • Jungle Cruise (2021), di Jaume Collet-Serra, con Dwayne Johnson, Emily Blunt, Jack Whitehall: film molto disneyano, nel senso che c’è un po’ d’avventura, c’è un po’ d’amore, c’è un po’ di umorismo, c’è un po’ di tutto: racconta la storia di un viaggio in Amazzonia alla ricerca di oggetti magici già cercati dai conquistadores. Non lascia granché, ma comunque discretamente realizzato.

  • Rifkin’s Festival (2021), di Woody Allen, con Wallace Shawn, Gina Gershon, Louis Garrel: era da quando ho finito A proposito di niente che mi ero ripromesso di vedere l’ultimo film di Allen, disponibile su Amazon Prime Video. La pellicola è stata un flop commerciale ed è stata abbastanza stroncata dalla critica, ma non è così male. Il suo maggior difetto è che è simile a varie altre storie di Woody Allen: la trama è praticamente quella di Midnight in Paris, con minori riferimenti letterari e maggiori riferimenti cinematografici. Con altri interpreti (magari più di grido) e un protagonista più giovane, probabilmente avrebbe fatto molto meglio al botteghino. Ah, dimenticavo la trama: Mort Rifkin è un critico cinematografico costretto a partecipare suo malgrado a un festival; mentre sua moglie flirta con un regista, lui ripercorre la sua vita attraverso alcuni classici del cinema (soprattutto Bergman, Fellini, Truffaut). Gustosa soprattutto la scena finale con la Morte, interpretata da Christoph Waltz.

  • La profezia dell’armadillo (2018), di Emanuele Scaringi, con Simone Liberati, Valerio Aprea, Pietro Castellitto. Tratto dal fumetto di Zerocalcare, che a suo tempo mi era piaciuto, è un film non del tutto riuscito, soprattutto, credo, perché era difficile trasmettere su pellicola il fascino di quello che c’è su carta. In più anche l’immagine che emerge del pensiero di Zerocalcare mi pare un po’ confusa. Tra le cose positive, mi è piaciuta l’interpretazione di Pietro Castellitto, il figlio di Sergio e di Margaret Mazzantini.

Quello che ho pensato

Come vi accennavo prima, sto leggendo Uno psicologo nei lager di Frankl. Un libro molto bello e molto interessante, che non descrive o analizza semplicemente quell’esperienza; cerca di darne anche una chiave di lettura etico-morale e direi quasi esistenziale. Frankl mi sembra affermare, infatti, che l’uomo – anche nel campo di concentramento – ha sempre bisogno di un senso nella vita, di una direzione, di un obiettivo; altrimenti la sua vita si spegne. E, allo stesso tempo, sottolinea come l’uomo riesca a nobilitarsi, grazie a questo senso, anche nel lager: per quanti detenuti si abbruttissero e si lasciassero andare, ce n’era sempre almeno uno che reagiva, che aiutava gli altri, che si “innalzava”. Magari era uno su cento, ma c’era; e questo, secondo Frankl, salvava l’immagine dell’uomo, dava senso a tutto.
Ora, capisco il punto di vista di Frankl e la sua speranza, ma non so se la sua visione sia davvero così legata ai fatti. Lui stesso ammette che di spiriti così nobili ce n’erano davvero pochi, perché nella maggior parte dei casi i detenuti si abbassavano al livello degli animali, badano solo alla sopravvivenza, come Frankl stesso non smette di mostrarci. Dire che l’uomo, in generale, può trovare un senso anche nel lager ci può stare; senza dimenticare, però, aggiungerei io, che moltissimi uomini quel senso non l’hanno trovato, che moltissimi uomini non sono usciti in qualche misura nobilitati da quell’esperienza e anzi sono tornati a casa privi di ancore di salvezza, sfiduciati nei confronti dell’uomo, di Dio o del destino. Qualche uomo si è innalzato, la grande maggioranza no; e non per colpa loro, non perché non fossero abbastanza nobili o perché non avessero cercato abbastanza in profondità, ma perché per loro quell’esperienza – e forse anche la vita – era completamente priva di senso.

Ovvio che Frankl non si spinge a giudicare chi quel senso non lo trovava, non esprime giudizi, ma alla fin fine la sua impostazione mi pare quella di un credente, di uno cioè che è convinto che dietro il dolore ci sia sempre una ragione. Ma è così? La domanda, nel libro, non viene posta troppo in difficoltà. Frankl sembra dire: deve essere così, deve per forza essere così. Ma è davvero così?

Quello che ho registrato e pubblicato

Come al solito, ecco anche un riassunto di tutto quello che è apparso su YouTube e sui vari canali questa settimana:

  • Tutto Platone in un’ora: un’impresa disperata, difficile, ma ci ho provato: condensare tutto quello che bisogna dire su Platone in una sola ora di lezione. Se siete miei studenti, non studiate qui, perché non basterà per prendere un bel voto. Se però volete un ripasso rapido, forse questo video fa per voi

  • Così parlò Zarathustra: audiolibro e spiegazione parte 2: continua la lettura integrale e commentata del Così parlò Zarathustra di Nietzsche. Qui finiamo la prefazione, parlando soprattutto di funamboli

  • L’Unione Europea negli anni 2000: cos’è successo all’Unione Europea negli ultimi vent’anni? Com’è stato possibile che un’organizzazione nata all’insegna della speranza abbia avuto così tanti problemi negli ultimi anni? Cerco di darvi una chiave di lettura storica della questione

  • La guerra civile tra Cesare e Pompeo: una delle pagine più interessanti della storia romana, ovvero la decisione di Giulio Cesare di passare il Rubicone e di ingaggiare una guerra civile con Pompeo per la conquista del potere (e per sancire la fine, di fatto, della repubblica)

  • Il metodo di studio che usavo da studente: tornano le dirette e in occasione del primo giorno di scuola ho pensato di realizzarne una su come studiavo (almeno storia e filosofia) quando a scuola ci andavo io

  • Il Filebo e il Timeo di Platone (per il podcast “Dentro alla filosofia”):

  • Le innovazioni agricole e i salati nel ‘500 (per il podcast “Dentro alla storia”):

Cosa c’è in arrivo

Come avete visto qui sopra, sono riprese le dirette dopo la pausa estiva. Non so se riuscirò a farne una a settimana, ma spero che diventeranno comunque un appuntamento periodico. Inoltre, visto che qualcuno me l’ha chiesto, le dispense di filosofia, che avevo annunciato qualche settimana fa, sono ancora in lavorazione; si tratta di una cosa abbastanza impegnativa, quindi ci vorrà del tempo.

Per il resto, ecco gli argomenti di quelli che, credo, saranno i prossimi video:

  • sicuramente uscirà la terza puntata del Così parlò Zarathustra, con alcune delle pagine più belle (ad esempio quella sulle tre metamorfosi dello spirito);

  • vorrei anche riprendere la serie di video su Max Weber, per completare soprattutto il discorso sulla sociologia;

  • oserei anche realizzare un video sulle Torri gemelle, visto che si è da poco celebrato il ventennale, ma finora ho titubato perché sono sicuro che poi arriverà qualcuno a dirmi che non ho capito niente, che sono un venduto al sistema e che in realtà era tutto un piano di Bush…;

  • infine, ci dovrebbe essere spazio anche per “Tutto Aristotele in un’ora”, il corrispettivo aristotelico di quello che ho fatto per Platone;

  • senza dimenticare, poi, i podcast: in arrivo le ultime puntate su Platone e, per quanto riguarda storia, le ultime analisi sull’economia del ‘500.

Ecco, tutto qua. Ci vediamo la settimana prossima; se questa mail vi ha stimolato qualche idea, inoltratela in giro o rispondetemi! Ciao!